Un commento su “Fai un salto, fanne un altro!

  1. Il “salto”.. un appellativo che si appresta a molteplici letture interpretative ma che, inesorabilmente, ricalca quell’assoluta, primordiale voglia di “libertà” identificabile in un utopica realizzazione della stessa.
    Potrei anche esser d’accordo con quanto appropriatamente calcato in tal articolo dalla sua oculata autrice, tuttavia vorrei cercare (magari non riuscendoci minimamente) di analizzare tal concetto nel suo più estremo , intrinseco significato, direttamente riconducibile ad uno scenario di difficile se non di impossibile (ad oggi, naturalmente) videoludica realizzazione: la reale vita dell’umano essere.
    Quante volte, in una digitale impersonificazione di una/un qualsivoglia videoludico alterego di turno, ci siamo trovati innanzi ad un nefasto contesto il cui unico risolvibile modo per venirne a capo incolumi fosse quello di adoperarsi in un risolutivo “salto” che, quasi divinamente, ci sottraesse ad un immane tragedia irrimediabile (se non facendo ricorso al mai tanto osannato load game). Ebbene, in uno “scenario” del genere, il salto è forse visto come l’ultima se non addirittura l’unica arma di totale salvezza, che nessun arma o tecnologia di turno posseduta in quel preciso istante dal nostro alterego è in grado di farci ottenere. Il “salto”, a tal proposito, è realmente visto come il più efficace strumento per venire a capo di videoludiche situazioni apparentemente senza una materiale via di uscita ed è per questo che, forse, rappresenta l’istanza stessa di un qualsivoglia titolo videoludico che si rispetti (che gli conferisca, altresì, un discreto margine di successo in commerciali termini).
    Ma proviamo un attimo ad associare tale terminologia ad uno scenario che poco o nulla abbia a che fare con i più o meno meravigliosi digitali mondi a noi proposti da Graphic Design, Programmatori e quant’altro. Uno scenario duro, ostico, crudo, a tratti nefasto in cui l’appellativo “salto” non sempre ricalca la “soluzione” alla problematica che innanzi ci si negativamente costella ma altresì può invece assumere connotati alquanto tragici o tremendamente spiacevoli: la reale vita!!!!
    In un contesto del genere, “salto” può anche inevitabilmente voler dire sconfitta totale, tragedia, scelta funesta, imprudenza, perdita totale del proprio io!! Immaginiamo, ad esempio, uno scenario in cui ci troviamo innanzi ad un bivio, la cui oculata direzione da percorrere sia drasticamente fondamentale per un sereno, futuro cammino lungo il sentiero da noi scelto ed intrapreso. Non sappiamo, per certo, quale possa essere la giusta direzione da intraprendere ma comprendiamo, per certo, che dobbiamo necessariamente “scegliere” dove “orientare” il nostro cammino di vita al fine di poter così ottenere e perseguire la retta via (personalmente e socialmente così considerabile).
    Ebbene, in tal reale contesto, in che modo l’appellativo “salto” potrebbe a noi configurarsi..!? Potremmo individuare, in tal parola, uno strumento atto al raggiungimento di tal obiettivo di vita sopradescritto, ma potremmo anche identificarlo in un qualcosa che, se posta materialmente in essere, possa portarci a delle nefaste se non addirittura irrimediabili negative conseguenze. Immaginiamo, infatti, di esser intrinsecamente chiamati a scegliere se perseguire o meno una certa decisione da noi ritenuta e considerata “rischiosa”. Ecco quindi che il “salto” verrebbe ad assumere un connotato incerto in quanto non direttamente riconducibile ad un positivistico risvolto ad opera di chi si appresta al compierlo (si pensi, ad esempio, al famoso ed oramai abusato fraseologico costrutto “salto nel buio”), laddove il non compierlo, di converso, potrebbe tradursi in un occasione di vita irrimediabilmente sfumata e definitivamente persa.
    E’ pertanto interessante analizzare del come, tal semplice parola, racchiuda in realtà in se un significato tanto semplice in apparenza quanto profondo nella sua più intima intrinsecità se contestualizzata a percorsi od avvenimenti di vita (vissuta o meno) che tale, inevitabilmente ma altresì (in alcuni casi) fortunatamente tendono a renderla, in quanto, spesso e volentieri, in tal nostro reale contesto di vita, tal appellativo tende ad esser utilizzato quale “metaforico strumento” atto al descrivere percorsi od avvenimenti da noi ritenuti dannatamente importanti e degni di essere altresì oggetto di oculata attenzione.
    Bello pertanto sarebbe il poter ricondurre nel suo più completo significato tal parola ad un videoludico contesto, laddove un “salto” posto in esser in tal virtuale realtà potrebbe materialmente tradursi in una definitiva “impossibilità” di poter perseguire la videoludica narrazione del titolo verso una precisa direzione oramai definitivamente compromessa (cosi come nella reale vita quotidiana quasi sempre accade). Un tentativo in tal senso fu posto in essere dalla pluripremiata serie multipiattaforma The Witcher, ma nulla di realmente “sconcertante” in quanto bastava un riavvio di gioco affinchè si ci potesse proiettare, come per incanto, nell’alternativo binario narrativo del virtuale mondo di gioco dai videoludici programmatori realizzato.
    Allorquando dalle geniali menti di informatica natura verrà ad esser partorito un titolo in grado di precludere definitivamente al giocatore la possibilità di poter perseguire lungo un binario narrativo sulla base di una precisa scelta da quest’ultimo posta in essere quando dal gioco in questione richiesta, l’appellativo “salto”, in un videoludico contesto, rimarrà sempre associato ad un futile, mero tentativo di evitare la “catastrofe” la cui erronea o mancata realizzazione porterebbe inevitabilmente e senza ricorso alcuno ad una prematura dipartita del nostro digitale, sfortunato alterego di turno.

    In conclusione, l’appellativo “salto”, sia esso riconducibile ad un reale contesto di vita od ad una più fantasiosa, semplice videoludica realtà, rimane una concettualistica alquanto affascinante ed a tratti misteriosa e tendenzialmente inquietante, in quanto espressione di ciò che, intrinsecamente, tende a rappresentare e descrivere nel suo più intimo contenuto. La reale vita ne abbraccia tutti i possibili interpretativi significati, il videoludico mondo soltanto gli aspetti più “visivi e motori” tuttavia, in un orizzonte temporale di medio raggio, con il sempre più prepotente avvento dei sistemi di realtà virtuale (HTC Vive ne è un materiale esempio) che “catapultano” materialmente il giocatore all’interno di questi meravigliosi, videoludici mondi, tal appellativo assumerà, pian pianino, quel completo connotato significativo che noi oggi attribuiamo soltanto alla nostra, materiale, fisica, tangibile realtà.

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